Album: lo stato dell’Arte.



di Marco Odino

All’inizio fu il fonografo.
E i dischi di lacca.
E le copertine di cartone pressato.
Poi fu la fonovaligia,il mangiadischi, il juke-box e le copertine
di carta sottile color pastello con le foto della domenica.
Poi fu lo stereo, i Beatles, l’idea dell’LP, l’album concept e le copertine
espressione esteriore della musica all’interno, il prisma floydiano, l’urlo crimsoniano,
la scatola musicale dei Genesis e quella metallica dei Public Image.
Difficilmente una bella copertina racchiudeva un brutto disco e se era così nessuno se ne accorgeva, la musica diventava accettabile, quasi che un’osmosi artistica compenetrasse
il design coi solchi del vinile.
Inevitabilmente ogni giorno di più, scivolando dal sole degli anni ’60, al piombo dei ’70,
alla plastica degli ’80, al silicio dei ’90, le copertine fondevano il loro significante
al significato della musica che avvolgevano.
Si potrebbero fare mille esempi come quei pochi scritti sopra, non ha molta importanza
quali scegliere, vanno bene tutti, ognuno ha le proprie icone.
Quello che importa è la scissione che sta avvenendo oggi.
Dopo essere risorto dalle proprie ceneri come l’araba fenice nella epocale conversione vinile/compact disc di un paio di decenni fa, respinto l’assalto SONYco dei vari minidisc
et similia grazie alla capacità di evocare nel piccolo formato del laser disc l’archetipo
del primordiale microsolco, il disco oggi sta morendo.
I prezzi alti e la facilità di scaricare praticamente tutto dalla rete lo stanno relegando
dallo status di media culturale a quello di oggetto da collezione.
Sempre più capita di vedere nei pochi negozi superstiti (il resto sono megastore) soltanto collezionisti, come se ci si trovasse ai mercatini di modernariato.
Da una parte ci sono gli esperti cultori che acquistano improbabili versioni limitate
e cartonate, dall’altra ci sono esperti scaricatori che acquistano I-Pod © e masterizzano stralci della storia del rock ed Eminem di passaggio senza soluzione di continuità
in un pomeriggio.
C’è da chiedersi del resto se la musica che si sente oggi, antiquariato a parte,
meriti di stare su un disco o una manciata di bit siano sufficienti.
Assisteremo probabilmente ad un cambio di supporto:
al posto dei cd alcuni mega salvaspazio con buona pace dell’IKEA ©.
Ma in realtà non è questo che mi preoccupa.
Moltissime persone si cimentano giornalmente nel prevedere il futuro con risultati risibili.
Non è questo il mio intento.
Io non sono preoccupato della musica, non è quella che mi mancherà.
Ci sarà sempre un rocker distratto che copierà qualcosa in modo originale facendoci sobbalzare dalla sedia.
Io sono preoccupato per le copertine dei dischi, così preoccupato da avanzare una proposta: in mancanza della musica perché non saltare a piè pari il problema e pubblicare solo album immaginari con cover impeccabili ma senza nulla di inciso?
Intanto si risparmierebbe sui diritti d’autore, sul produttore, sugli studi di registrazione e financo sui session men.
Si eviterebbe inoltre il problema, una volta avuta l’idea di una bella confezione
(front cover, inlay, credits, confezione a libretto e quant’altro),
di far aderire il contenuto al contenente.
Capolavori immaginari vedrebbero la luce senza titubanze del marketing, rifiuti dei direttori artistici, nottate insonni dei produttori, tagli al budget, rimissaggi riparatori e bonus malus.
Sono certo che si assisterebbe ad un rifiorire del mercato (i dischi costerebbero a conti fatti un paio di euro ed avrebbero una qualità artistica per lo meno pari a quella che gira oggi in power play nelle radio), i collezionisti sarebbero contenti (loro acquistano l’oggetto),
le fan sarebbero contente (loro acquistano le foto), i fan sarebbero contenti (loro acquistano i cd vergini, li masterizzano ma non sanno mai dove metterli) gli intellettuali sarebbero contenti (loro acquistano l’idea), i musicisti sarebbero contenti (loro acquistano i dischi ma non li sentono) i negozianti sarebbero contenti (loro vendono di tutto) e sarei contento anch’io: avrei ancora una copertina per continuare ad immaginare la musica che vorrei ascoltare.