POESIE
Gianni Priano
IN UN SOGNO
Ritorni in un sogno.
Un’altra diventa te
sotto la pioggia.
Hai quella solita bocca
ti spuntano i due denti davanti
come chi sta rinunciando
a dire qualcosa.
Sei in un lago d’acqua
i capelli bagnati
i vestiti attaccati alla pelle.
Ti cola anche il naso.
Dagli antipodi della cornetta
saliva -fresca- la tua voce,
Lucetta.
PASSO DELLA GAVA
Vista da Crevari la diga è un giocattolo
nelle curiose mani del bambino
che -la schiena appoggiata a Portofino-
disossa un mondo e ne combina un altro.
Potessimo noi, Lucetta, il cannocchiale
sempre tenere alla rovescia, stravolgere il male
crudo delle misure a cui siamo costretti
da un oscuro (o forse anche nostro) disegno.
Salgo. Verso il vento della Gava, verso
l’incrocio antico dei desideri,
e muto dalle ultime case mi allontano.
Ora la pietra zittisce il castano.
Il mare lo abbiamo visto in tante salse.
Agrodolci, piccanti. Abbivaccati una sera
sul molo di Pegli e a pancia in giù
(ricordi?) qualche anno prima.
Ora ti stringo nel sonno ma non sei vera
e fai rima.
Nei solchi di quelle mani distratte
corre scura l’acqua della vita.
Ma tu lascia che dai tuoi occhi
scappi un sorriso. E voli. Lascia
che mi si posi -leggero- sulle dita.
In giorni chiari e scuri ancora esisti.
Ed esistendo sfiori il seme della mia vita
come sfiora le corde della chitarra
l’ala del tordo eremita.
|