ANTICAMERA
Maurizio Puppo
Poeti imperturbati!
Di fronte al nulla eterno
sbadigliano assopiti: ho
scritto dei bei versi;
ho amico un recensore -
insegna, sai, materie
difficili a spiegare; ha
vinto premi e coppe,
sarà presto assessore -
Poi parte burrascoso,
impugna la mitraglia:
D’Annunzio? Quel fascista?
Sappiamo cosa fare!
Colpevoli siam tutti, e tutti
indifferenti (lo dico, io per
primo) - Il calcio, Dio,
che orrore! - La neve non
è male, ma forse appena
fresca - Parcheggio non
si trova, aumentan la
benzina, che furto, che
assassini! - E poveri bambini,
di netto mutilati, e tosto lì
inquadrati: armiamoci di
sdegno, mandiamogli dei
soldi (mandiamoci, è la
lectio, facilior, del poeta) -
Son figlio di operai, lo sai,
ne sono fiero - Le marce
della pace, le ho fatte, e
le farei - E guarda quel
tapino, col suo telefonino,
che schifo, che vergogna
(è comodo, però) - Chi paga,
poi? Gli stessi!
In fondo, tu lo sai, io sono
un idealista, un puro, troppo
buono; ah, spesso io perdono,
e invece non dovrei!
La bocca gli si impasta, la
foga lo sovrasta; produce
senza pace parole, ahimè,
insensate, con braccia, a
dire il vero, ad altro affaccendate;
a scrivere dei versi, per metter la
targhetta: poeta - ragioniere -
geometra - ingegnere -
poeta! Chi ha sancito, il
titolo inseguito? Sicuro, e
senza errore: l’amico professore.
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